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Scopri la leggenda del Palazzo Maledetto di Venezia

 

Venezia è una città che sussurra antiche storie a chi le sa ascoltare.

Lo scorrere del tempo segue un ritmo diverso tra calli e canali, dettato dal respiro di un passato glorioso.

L’arte danza sulle sue acque e in un’armonia eterna la Serenissima accoglie chi ha desiderio di smarrirsi in un viaggio di scoperta.

 

La città è ricca di edifici che conservano intatte le tracce lasciate dal passaggio della Storia. Ca’ Dario è uno di questi luoghi intrisi di vissuti e leggende.

 

Con la sua facciata asimmetrica e con il mistero che lo circonda, Ca’ Dario è uno degli edifici più intriganti di Venezia. Sospeso sull’acqua è testimone silenzioso del dolore che ha attraversato le sue pareti.

 

Un gioiello architettonico realizzato dall’architetto Pietro Lombardo che lo progetta in stile gotico fiorito veneziano, uno stile in cui si intrecciano temi gotici, bizantini e orientali per un approccio totalmente nuovo all’architettura.

Inclinato per un cedimento delle fondamenta, la sua facciata è un capolavoro di stile. Lunga appena 10 metri (una gondola parcheggiata lì sotto risulterebbe più lunga di un metro), si specchia da secoli nel Canal Grande in tutta la sua slanciata magnificenza.

 

Non sembra un’opera architettonica ma un dipinto: ottanta cerchi di pietre e marmi policromi incastonati come gioielli nella Pietra d’Istria.
Una dedica a Venezia campeggia incisa sul basamento: “VRBIS GENIO JOANNES DARIVS” (Giovanni Dario ‘nume protettore’ della città)

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“VRBIS GENIO JOANNES DARIVS ” (Giovanni Dario salvatore della città)

Dietro questa bellezza si cela una triste fama creata dal riproporsi nei secoli di un destino funesto su chiunque lo abbia posseduto o abitato.
L’elenco delle sciagure è lungo e drammatico.

Tra suicidi, tragedie familiari e fallimenti economici sembra esserci un andamento funesto che si palesa inesorabilmente nel concatenarsi degli eventi.
Per quanto si possa riconoscere un morboso compiacimento nel perpetrare la credenza che il palazzo porti sfortuna e tragedia a coloro che vi abbiano messo piede, la ciclicità degli avvenimenti sfortunati non fa che confermare la leggenda.

 

Non si sa bene quale sia la causa della maledizione di Ca’ Dario.

Alcuni dicono che sia dovuta alla sua forma irregolare che creerebbe uno squilibrio energetico.

Altri dicono che sia legata alla sua vicinanza al luogo dove fu ucciso il doge Marino Faliero, reo di aver tentato un colpo di stato nel 1355.

 

Qualunque sia la verità, Ca’ Dario rimane uno dei palazzi più interessanti di Venezia, per diverse ragioni, non solo per il macabro mito che alimenta il suo carisma.

 

Sono assai rari i casi in cui la storia di un edificio si identifica in modo così totale e assoluto con una persona com’è nel caso di Ca’ Dario a Venezia.

Ca' Dario, foto di Carlo Naya, 1860

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John Ruskin che amava la Venezia bizantina e gotica, fu particolarmente colpito da Ca’ Dario. Ne parla nel suo “Le Pietre di Venezia” del 1853 e la facciata così ricca di dettagli diventa anche soggetto dei suoi acquerelli.

Nel 1908 Monet dipinge Ca’ Dario in una serie di dipinti che riproducono la facciata baciata da luce diversa in base ai momenti della giornata.

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Gabriele D’Annunzio che aveva abitato nella casa rossa dall’altro lato del Canal Grande (la stessa che aveva ospitato anche lo scultore Canova) lo menziona ne “Il Notturno” e anche  ne “Il fuoco” dandone forse la descrizione più vicina all’intima realtà dell’edificio:

“(…) dischi preziosi di porfido e serpentino che ingemmano la casa dei Dario inclinata come una cortigiana decrepita sotto la pompa dei suoi monili (…)”

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Il Vate osservava da lì anche Palazzo Barbaro Wolkoff, proprio a sinistra di Ca’ Dario, al cui ultimo aveva soggiornato a suo tempo Eleonora Duse.

La storia del Palazzo Dario a Venezia

 

La storia di Ca’ Dario è una storia affascinante e misteriosa.
Ca’ sta per casata e indica i Palazzi più importanti a Venezia.

Il Palazzo venne commissionato nel 1487  da Giovanni Dario, mercante e diplomatico della Repubblica di Venezia noto per aver concluso il trattato di pace con il Sultano Mehmet II che pose fine alla guerra non solo commerciale contro i Turchi.

Tale successo gli valse l’appellativo di “salvatore della patria”, “nume protettore”, “urbis genio”!

Lasciato in dote alla figlia Marietta che andava in sposa al mercante di spezie Vincenzo Barbaro, si narra che la dimora porti da subito una serie di sfortune famigliari e economiche.
Marietta, sconvolta dagli avvenimenti e dai lutti, si leverà la vita gettandosi nel Canal Grande.
Da allora i veneziani hanno anagrammato l’iscrizione del basamento trasformandolo in SVB RVINA INSIDIOSA GENERO (“Io genero sotto una insidiosa rovina”) dando vita alla coltre di mistero che tuttora lo circonda.

Per quanto smentita, la teoria che il palazzo sorga sopra un cimitero dei Templari viene comunque tramandata.

 

Rimasto in possesso della famiglia Barbaro fino al XIX secolo, viene venduto a Arbit Abdoll, un commerciante armeno di pietre preziose. La bancarotta perseguita lui e il successivo compratore, lo storico britannico Rawdon Brown.

 

Acquistato nel 1896 dalla contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvinel, attiva protagonista del jet-set veneziano di inizio ‘900, divenne punto di incontro di artisti veneziani e francesi fra i quali spicca Henri de Régnier.

Una targa dedicata nel giardino ricorda la sua permanenza a Palazzo.

In questa Casa antica dei Dario

Henri de Régnier

venezianamente visse e scrisse

Il poeta francese vi soggiornò tra il 1899 e il 1901: dovette interrompere la sua permanenza a Venezia dopo i tentati suicidi della moglie e a causa di una malattia che lo porterà alla morte.

“Ma questa sera, questo sussurro, non è per me che il respiro della maga addormentata e il vivo sospiro della sua bellezza.
So solamente una cosa in questa bella notte di settembre, ed è che questo silenzio, questo chiaro di luna, questo palazzo, questa terrazza sospesa, che io non chiamo ancora altana, tutto questo è Venezia, e io sono felice”.

 

(Henri de Régnier, “L’altana ou la vie vénitienne”)

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Drammatica anche la storia del conte Charles Briggs, miliardario americano che leggenda narra vi si sia suicidato con il proprio amante dopo aver sollevato uno scandalo sessuale in laguna nel 1962.

 

Al tenore Mario Del Monaco venne proposto l’acquisto di Ca’ Dario, ma il mito che circondava il Palazzo lo portò a non prendere in considerazione l’affare.

 

Bisogna arrivare al 1970 per tenere teso il filo della suspense e alimentare la leggenda nera del Palazzo Maledetto.
Il conte di Torino Filippo Giordano delle Lanze acquistò il palazzo e venne assassinato al suo interno da un marinaio croato che fu a sua volta ucciso subito dopo la fuga.

 

Christopher “Kit” Lambert, manager del gruppo musicale The Who divenne subito dopo proprietario del Palazzo e…problemi di dipendenza e tracollo economico si abbatterono immancabilmente su di lui. Morì cadendo dalle scale.

 

Nel 2002 il bassista dello stesso gruppo, John Entwistle, lo affittò per una vacanza di una settimana a Venezia.

Venne stroncato da un infarto.

 

Agli inizi degli anni ’80’ anche l’uomo d’affari veneziano Fabrizio Ferrari non riuscì a scampare alla maledizione di Ca’ Dario che colpì sia lui che la sorella.

 

Come accadde al finanziere Raul Gardini, coinvolto nello scandalo di Tangentopoli e morto suicida nel 1993.

La figlia di Gardini, Elisabetta, vende Ca’ Dario nel 2006 ad una società americana per conto di un acquirente che vuole rimanere anonimo e che ne ha commissionato i restauri.

Dopo la morte di Gardini fu sempre più difficile vendere il palazzo anche se pare il regista Woody Allen si fosse fatto tentare dall’idea. Non è dato sapere se siano state proprio le voci sulla tetra leggenda a farlo desistere, ma è facile pensarlo!

Articolo de "Il Gazzettino" di Venezia sul delitto del Conte Filippo Giordano delle Lanze

Dove si trova il Palazzo Maledetto nella Laguna e come visitarlo

 

Situato al civico 353 nel sestiere di Dorsoduro, all’ingresso del Rio delle Torreselle, con l’affaccio sul retro in Campiello Barbaro, si eleva slanciato per tre piani e in cima spiccano i camini in tipico stile veneziano che sono tra i pochi esemplari originali dell’epoca sopravvissuti integri fino ad oggi.

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Nei dettagli dei dipinti di Bellini “Miracolo della Croce al Ponte di San Lorenzo” e di Carpaccio “Miracolo della Croce al Ponte di Rialto”, si possono scorgere i camini e le altane tipiche di Venezia.

La combinazione tra elementi gotici e moreschi rende gli interni di Ca’ Dario un luogo affascinante e unico. Un ampio atrio con vera da pozzo in marmo porta ad una scala marmorea finemente decorata che conduce ai piani nobili.

In una sala in stile moresco nella decorazione e nella forma delle finestre, si trova una fontana di ispirazione orientale.

Tutta l’atmosfera risulta fiabesca e incantata, tanto che il Palazzo è stato spesso sede di eventi e feste private.

Non è possibile visitare il Palazzo, ma la pubblicazione eccelsa dell’Editore Franco Maria Ricci rappresenta un’occasione unica di apprezzare tutta la bellezza degli interni di Ca’ Dario:  «Mito e storia di Giovanni Dario e del suo palazzo tra Oriente e Venezia»

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