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Una Forchetta ispirata e dedicata al Caffè Florian: in mostra dal 23 novembre al 7 gennaio 2024

 

Arte e scienza applicate ad oggetti di uso comune danno vita ad oggetti di design che diventano lo specchio del gusto artistico del proprio tempo.

 

L’attenzione ai piccoli dettagli nel servizio fa la differenza nei luoghi dell’accoglienza.

Quando Floriano Francesconi aprì la sua bottega da caffèAlla Venezia Trionfante” nel 1720, ero uno dei tanti ‘giovani imprenditori’ che si affacciava al mondo della scura bevanda importata dall’Oriente. Per distinguersi in una Piazza San Marco già popolata da altre caffetterie, egli puntò su dettagli del servizio, scelta che ancora oggi fa del Caffè Florian il luogo dell’eccellenza.

Già nel XVIII secolo i clienti sorseggiavano il caffè nelle tazze di Vezzi, la prima manifattura di porcellana a Venezia fondata proprio nel 1720.

 

Le posate da servizio sono l’oggetto più intimo da servire insieme al cibo e la scelta del design e della loro funzionalità esprime la cura e l’attenzione al cliente.

 

Come già avvenuto nelle scorse edizioni, l’Accademia di Belle Arti e Caffè Florian intersecano i loro rispettivi percorsi nel mondo dell’Arte per una sinergia che lascia il segno.

A cura del Direttore Artistico Prof. Stipitivich, Una Forchetta ispirata e dedicata al Caffè Florian, dal 23 novembre 2023 al 7 gennaio 2024: progetti elaborati dagli studenti del Corso di Design tenuto dal Prof. Roberto Zanon all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

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Il legame con l’Accademia di Belle Arti risale al 1858.

Sono opera degli studenti dell’Accademia le decorazioni delle Sale del Florian che oggi ammiriamo mentre siamo accomodati sui divanetti rossi del Florian. Lavorarono sotto la direzione dei lavori dell’architetto Lodovico Cadorin che progettò lo storico Caffè con l’aspetto che conosciamo oggi e che ancora ci sorprende per eleganza, innovazione e design.

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L’arrivo della Forchetta a Venezia, tra Storia e Stupore

 

La forchetta è sicuramente un oggetto oggi ritenuto indispensabile per preparare, servire e portare alla bocca il cibo.

Talmente scontato sulle nostre tavole che scoprirne la storia può lasciare basiti.

Come sempre negli scrigni di sapere che sono le parole si rintracciano le origini del senso. A Venezia forchetta si dice ancora Piròn”, dal grecoΠιρούνι”, (latino pirouni).

Strumento già noto a greci e romani, dopo un lungo ed inspiegabile oblio è da Venezia che rientra sulle tavole occidentali.

 

Venezia, porta d’Oriente, è infatti la città in cui confluiscono le eccellenze dell’Impero Romano d’Oriente.

Bisanzio, con la sua arte e i suoi usi, ispira l’evoluzione del gusto e dell’eleganza in una città che ne ha integrato e trasformato gli aspetti migliori.

 

Un piròn d’oro a due rebbi fu la posata dello scandalo.

 

Venezia era in festa per celebrare il matrimonio che siglava l’alleanza tra bizantini e veneziani. Giovanni, figlio del Doge Pietro Orseolo II, sposava la principessa di Costantinopoli Maria Argyropoulaina, figlia del principe Argiro.

Durante il fastoso banchetto tutti mangiavano con le mani, com’era uso nella cultura occidentale del tempo.

Maria, invece, tirò fuori da una custodia il piròn in oro a due rebbi con cui portò il cibo alla bocca, come si usava già dal IV secolo nella cultura orientale.

Questo gesto che oggi consideriamo assimilato nella nostra cultura al punto da risultare banale, suscitò nei veneziani dell’undicesimo secolo una reazione di stupore che divenne subito disapprovazione.

Il comportamento della principessa fu catalogato e irrimediabilmente bollato come peccaminoso, perverso, demoniaco.

“Ella non toccava il cibo con le mani ma dagli eunuchi lo prendeva in piccolissimi pezzetti e subito dopo con una forchettina d’oro a due rebbi, lo avvicinava alla bocca con fare schizzinoso”

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La diffusione ostacolata dalle critiche della Chiesa

 

L’uso della forchetta fu duramente osteggiato.

Fu associato per secoli a consuetudini diaboliche di persone che venivano da paesi foresti (stranieri), marchiato da pregiudizi che erano figli di una miopia culturale.

Strumento ‘superfluo’ ed ‘esotico’, fu fortemente stigmatizzato dalla morale ecclesiastica che vi vedeva un’influenza demoniaca e foriera di nefasti destini per chi l’avesse utilizzato.

Ci sono voluti secoli per demolire i falsi miti che in occidente accompagnavano la forchetta.

Lo ‘strumento peccaminoso’ è però presente nell’iconografia cristiana: nell’Ultima Cena rappresentata sulla meravigliosa Pala d’Oro di San Marco (1209) si possono notare due forchette (e due coltelli). Posate destinate a Cristo e Pietro.

 

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La Pala d’Oro restituisce una testimonianza dell’uso della forchetta in Oriente sulle tavole di un certo prestigio.

Non è un caso che la splendida opera sia stata realizzata a Bisanzio su commissione veneziana.

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La forchetta come simbolo di raffinatezza e buone maniere a tavola

 

Fu quindi una donna a rivoluzionare il nostro modo di comportarci a tavola.

Peccato che per comprendere il suo gesto raffinato e farlo entrare nelle buone maniere anche in occidente, ci siano voluti molti secoli.

Oggi l’uso della forchetta è considerato simbolo di raffinatezza e buona educazione a tavola in molte culture e il suo utilizzo può variare in base agli usi e alle pietanze.

 

Ci è voluta l’intuizione del ciambellano di Ferdinando IV per arrivare alla forma della forchetta moderna.

Gennaro Spadaccini alla fine del XVIII secolo aggiunse la quarta punta e accorciò la lunghezza dei rebbi per permettere al Re di Napoli di mangiare…gli spaghetti al pomodoro!

Un nuovo design della forchetta dettato da una nuova pietanza.

La sua forma si può quindi declinare: la sfida è creare uno strumento apprezzabile per la comodità dell’utilizzo e per uno stile riconoscibile che lo rende così bello da diventare un oggetto d’arte.

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L'argenteria e le porcellane antiche al Caffè Florian hanno segnato le tappe del gusto e della raffinatezza

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